La gratitudine vuole rimanere pura fino in fondo. Impedisce che rimangano tracce dello scambio, come sarebbe un grazie, troppo simile a quello che diciamo quando ci passano il sale a tavola o anche quando ci fanno passare davanti alla cassa del supermercato e abbiamo fretta. Così come non vuole parole che vadano a riempire, convalidare, rafforzare quello che proviamo.
Vera gratitudine esige che si rispetti la fonte che l’ha generata. Che si rispetti la gratuità del dare nella maniera più coerente e pura possibile: continuando a dare. Se la gratitudine genera un nuovo dare, si può considerare pienamente espressa e ricambiata, e nondimeno non estinta.