L’avevo battezzato con giudizi impietosi. Precorritore del barocco, della sua drammaticità e fisicità, della cupa e tormentata coscienza moderna, del buio controriformistico.
La mia preferenza andava senza alcun dubbio al chiarore rinascimentale, non tanto alla noiosa serenità agreste delle scene mitiche, quanto all’intricata selva di simboli che intessono le tele di Piero della Francesca, Botticelli, Leonardo, Crivelli, dei fiamminghi. Mi piace la pittura come testo, da godere esteticamente e da interpretare, posta a un livello elevato di mediazione. Nessun richiamo alla carne, alla violenza, al basso.
Come al solito schizzavo subito al piano dello spirito, che supera dialetticamente lo psicologico. E invece Caravaggio è interessato proprio alla psiche, alla psiche incarnata, come mostra l’attenzione alle sfumature espressive dei volti, oltre che al vero con le nature morte (precetti di Leonardo sulla fedeltà al vero, acquisite dalla pittura lombarda).

Ho avuto di “vedere” quelle espressioni, quelli sguardi, a Firenze, 2 anni fa… Buon fine settimana e..grazie
La fortuna, ho dimenticato di scrivere la fortuna