Un uomo e una donna, uno che piange a suo modo lo svuotamento progressivo subìto a causa dell’umana irresistibile tentazione di creare un capro espiatorio utile a deviare i reciproci istinti di violenza e procurare spazio a false intese, grande quanto basta a consentire a ciascuno di dire “io”; l’altra, che nel silenzio ormai profondo della notte, dove anche la quiete dolce della sera è già passata, accede alla regione nera che è solita chiamarla e si lascia andare alla danza immobile delle possibilità.
