Nell’animale l’uomo sembra cogliere quella parte di sé che egli ha voluto dimenticare o ha dovuto reprimere per sviluppare l’intelligenza astuta di Ulisse, che dissimula, trama, costruisce, ottiene, per sviluppare i requisiti necessari a dominare l’ambiente, prima con mezzi magici, poi tecnico-tecnologici.
Ma questa repressione del soggetto della propria parte naturale si accompagna, in equilibrio compensatorio, alla nostalgia propriamente umana per la dimensione animale. Come se attraverso l’animale, il suo sguardo e l’immediatezza che lo caratterizza, giungesse a noi un richiamo irresistibile, che ci fa assaporare già qui l’innocenza, la redenzione dal male, come ce la racconta Isaia 11,6. La forza del rapporto con l’animale sta nel suscitare questa nostalgia, ma al tempo stesso esprimere come poco altro la terrestrità, la malinconia propria del finito: la fedeltà e la comunione capaci di attraversare indenni il tempo per la misura concessa, la grazia di aprire quel varco nel finito che permette di sentire la nostra condizione mortale.
Pensa di esser morto / e dopo molti anni di lontananza / ti viene concesso un solo / sguardo verso la terra. / Vedrai un lampione / e un vecchio cane con la zampa alzata. / Singhiozzerai dalla commozione.
P. Klee (1905)
Ciao
This photo reminds me so much of a walk in Cambridgeshire called Sir Peter Scott’s Walk.The same sense of peace and quiet
Ciao, ti penso e passo a vedere se hai cndiviso qualche pensiero con noi
Ciao, tutto bene?
Ciao Libera, la tua presenza solitaria su questo spazio che sembra deserto mi è sempre cara. L’estate ha la velocità di un soffio e io non riesco ancora a scrivere poesia, la poca resistenza della leggerezza non mi basta; dovrò aspettare il cambio di stagione. Ti auguro di godere di pace e di eroici furori. A presto!